giovedì 4 aprile 2013

Un premio...frittelle dolci...di Montersino!!!!




Lo so,cosa state pensando....basta con i dolci,questo e' periodo di diete,l'estate ormai e' alle porte,ma...quando si ha voglia di trasgredire????Be'un piccolo peccatuccio lo possiamo fare!!!!E cosi' ho preparato queste fritelle,morbidissime,fritte,e....tanto,tanto buone!
In questi giorni sono stata premiata dall'amica Giulia,il suo blog si chiama Blonde's Cake,vi consiglio di visitarlo.Ti ringrazio pubblicamente per il pensiero,ovviamente questo premio e' rivolto a tutti voi,lo so' che il procedimento non e' questo ma non amo tanto tutte quelle regole...hiiii!!!!!
Torno subito alla ricetta:
45g di burro
30g di zucchero
315g di farina0
270g di uova
15gdi rum
3g di buccia di arancia e limone non trattati
mezza bustina di pan degli angeli
Il procedimento e' molto semplice,portate a bollore
in una casseruola 300g di acqua con il burro,lo zucchero ed unite tutta in una volta 210 g di farina.Mescolate fino a quando il composto non si satcchi dalle pareti.
Togliete da fuoco e incorporate le uova una a una,i 105 g di farina,le uova e tutti i restanti ingredienti.
Ecco alcuni passaggi...


la consistenza dell'impasto

Si riempe una sacca da pasticcere,senza beccuccio e si formano dei piccoli tocchetti direttamente nell'olio...

Si formano automaticamente delle palline,all'impasto si possono aggiungere anche uva sultanina e canditi.

A fine cottura arrotolate nello zucchero semolato e quando le mangiate non dimenticate di leccarvi le dita!!!!!HHIIIII!!!!

Sara'pure poco elegante,ma spesso lo faccio pure io!!!!!!!!Buona vita e buona cucina!
         

                                                                                      

mercoledì 20 marzo 2013

Zeppole di San Giuseppe...a modo mio!!!!!

La Festa del papà ricorre il 19 Marzo in concomitanza con la Festa di San Giuseppe, che nella tradizione popolare oltre a proteggere i poveri, gli orfani e le ragazze nubili, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa. Pare che l'usanza ci pervenga dagli Stati Uniti e fu celebrata la prima volta intorno ai primi anni del 1900, quando una giovane donna decise di dedicare un giorno speciale a suo padre. Agli inizi la festa del papà ricorreva nel mese di giugno, in corrispondenza del compleanno del Signor Smart alla quale fu dedicata, poi solamente quando giunse anche in Italia si decise che sarebbe stato più adatta festeggiarla il giorno della Festa di San Giuseppe. In principio nacque come festa nazionale, ma in seguito è stata abrogata anche se continua ad essere un'occasione per le famiglie, e sopratutto per i bambini, di festeggiare i loro amati padri. La festa del 19 marzo è caratterizzata inoltre da due tipiche manifestazioni, che si ritrovano un po' in tutte le regioni d'Italia: i falò e le zeppole. Poiché la celebrazione di San Giuseppe coincide con la fine dell'inverno, si è sovrapposta ai riti di purificazione agraria, effettuati nel passato pagano. In quest'occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni lo scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe. Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle zeppole, le famose frittelle, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il piatto tipico di questa festa.(informazioni prese da google).
Chiedo scusa ai miei lettori,sono sempre la solita ritardataria,veramente ho fatto tante cose ieri,tra cui le mitiche,buonissime zeppole.
Perche' a modo mio????Be'quest'anno ho voluto dare una variente glamour alle mie zeppooline,le ho volute realizzare al pistacchio...nulla e' cambiato nella pasta choux,ma la crema si.
Dopo aver fatto la classica crema pasticcera,ho aggiunto ad essa una pastella di pistacchio.La novita' e' stata tanto apprezzata....
Mi scuso per le foto,perche' non le ho messe in ordine...ho avuto problemi nel pubblicare.Queste sono le mie zeppoline prese a gareggiare a chi mette piu' amarene sulle zeppole

La crema pasticcera...

Il concentrato di pistacchio.


Una parte delle zeppoline

Zucchero a velo a volonta'.
E le zeppoline aperte,giusto per farvi vedere dentro qunto sono belle aperte e leggere,pronte per accogliere la crema!
Buona vita e buona vita!

mercoledì 6 marzo 2013

Salvatore di Giacomo:Marzo....torta salata ai friarielli e salsiccia...

Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiovere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.

Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempesta,
mo n’aria ‘e Primmavera.

N’ auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ‘o sole,
ncopp’’o tturreno nfuso
suspireno ‘e vviole.

Catarì!…Che buo’ cchiù?
Ntiénneme, core mio!
Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,
e st’ auciello songo io.


Puntuale e capriccioso,pure quest'anno il nostro amato marzo e' tornato,oggi a Napoli c'e' una bufera di vento pazzesco,la natura sembra ballare ,si muove,si allunga,ricade....e'marzo!!!!!In questi giorni Lulu' a scuola ha imparato questa poesia e la trovo molto bella,la dedico a tutti voi.
Parecchie cose in questi giorni d'assenza sono accadute...sono diventata zia di un bellissimo bambino,Giuseppe,e sono stata piacevolmente impegnata con lui...
Oggi voglio esagerare voglio raccontarvi la storia di una verdura che a Napoli ha fatto storia...Prendendo un po' di informazioni in giro mi sono ulteriormente informata e sono rimasta veramente colpita per la sua storia....  


Quando i ricchi del momento erano i Francesi, i cuochi (i “Monsù”) d’Oltralpe solevano gettare alla plebe gli avanzi (o peggio: i rifiuti) della cucina. “Les entrailles”, le interiora del pollame e di altri animali divennero  così il nome con cui venivano chiamate le popolane che se le contendevano tra urla e spintoni: “zandraglie”, per l’appunto.

Forse è per questo che Napoli è considerata un luogo dell’anima: un luogo interiore. Purtroppo, però, non sempre il cibo pioveva dal cielo. Per mangiare, i napoletani cominciarono a guardare in basso: alle cime di rape. Dove per “cime” s’intendono gli ammassi fiorali, le infiorescenze non ancora aperte, delle rape. In una parola, i  broccoletti.

In Italia, a questo alimento s’interessavano in tanti. .  

 A Napoli, le cime di rapa prima si lavano, e poi, tutte bagnate, si gettano nell’olio. Con il loro sacrificio danno vita ad uno dei piatti più creativi della cucina partenopea: i friarielli. Le cime di rapa cotte nell’olio. 

Ma dove sta tutta questa creatività? In fondo si tratta di un piatto povero, e pure semplice da preparare. Per capirlo bisogna fare un passo indietro. Quando qualcosa (o qualcuno) non gli piace, o non lo convince, il napoletano dice: “Nun me dà calore.” Calore va inteso come caloria. Il metro è infatti questo: il Bello (e il Buono) sono le cose che nutrono. Contro le calorie a Napoli si è sempre combattuto: non per diminuirle (come si fa oggi nel mondo occidentale), ma per aumentarle. In quest’ottica, le cime di rapa (a buon mercato in qualunque buon mercatino) di calorie ne fornivano davvero poche. In assenza di dietologi e nutrizionisti, quest’informazione proveniva dalla pancia. Per gustarsele, occorreva perciò metterle insieme a qualcosa di fortemente calorico.

E’ qui che saltò fuori l’idea geniale, che fece crescere enormemente il prodotto interno lardo dei napoletani: le cime di rapa venivano cotte dentro abbondanti razioni di strutto.  Che a Napoli, come tutte le grandi madri, è femminile: ‘a nzogna. Cioè la sugna.   

La cerimonia nuziale tra il lardo e la cima di rapa si chiama frittura. Un metodo di cottura che consiste nel mettere un alimento in un grasso portato a temperatura elevata. Un ottimo sistema per fare un pieno di energia.

Oggi qualcosa è cambiato: il grasso. Lo strutto ha ceduto il posto all’olio di oliva: quello  extravergine, il più stabile alle alte temperature necessarie per friggere.

L’olio e la frittura però vengono dopo. Prima bisogna dedicare la propria attenzione alle cime di rape. Che vanno raccolte al momento giusto: i fiori devono esserci già, ma non devono essersi ancora aperti. Ma non preoccupatevi troppo: a scegliere le cime di rapa più adatte a diventare friarielli ci pensa il vostro “verdummaro”; a meno che non vogliate mettervi dalla parte dell’orto.

A voi potrebbe toccare il compito di “ammonnarli”: cioè di mondarli delle parti non utilizzabili per la frittura. E’ un altro momento importante, perché vanno lasciate solo le foglie più tenere, insieme a un po’ di gambo: non troppo, ma nemmeno troppo poco. 

Raccolte, “ammonnate”, e lavate, le cime di rapa vengono invitate ad immergersi nell’olio ben caldo, dove avranno l’onore di  diventare friarielli. Mai bollirle prima! Gran parte del sapore volerebbe via.

Nella padella, insieme all’olio, c’è già in attesa l’aglio. A cottura quasi ultimata,  si può (si deve!) scoprire, si aggiunge il sale e il peperoncino.

Eccoli qua, i friarielli. Finalmente sono nati. Ma da come si muovono nella padella, si comprende che si sentono orfani. Si voltano e si girano, fino a che non vengono portati dalla loro mamma: la salsiccia. Di maiale, ovviamente.

I friarielli senza salsicce  sono come Stanlio senza Ollio; come don Chisciotte senza Sancho Panza, come Gargantua senza Pantagruel. Tanto per restare nel culinario.

 I friarielli sono una specialità tipicamente napoletana. Attenti a non ordinarli nelle altre zone della Campania: già in Penisola Sorrentina, a meno di 50 Km. dal capoluogo, se chiedete una porzione di friarielli vi porteranno dei (magnifici, per carità) peperoncini verdi fritti. Perché “frjere” in napoletano vuol dire semplicemente friggere.

Il friariello è di umili origini. Proprio come il piatto più famoso della cucina partenopea: la pizza. Non a caso, “’a  pizza ch’e friarielle” è stata la prima variante (dopo la Margherita) della pizza.(informazioni prese da google)

Dopo tutto questo parlare voglio umilmente presentarvi la mia pizza di "friarielli",in una versione diversa,tipo pizza di scarole....
Per prima cosa ho preparato la pasta di pane,diversa dall'impasto della pizza con :
500g di farina
2 uova intere
200g di acqua circa
un cucchiaio di sugna
un cubetto di lievito
un pizzico di sale
un cucchiaino di zucchero
Sciogliete il lievito in acqua e zucchero,e poi man mano aggiungete tutti gli ingredienti su citati,facendo attenzione di aggiungere la sugna a fine impasto.Per la lievitazione:coprite l'impasto con un canovaccio umido e lasciate riposare finche' non raddoppi di volume.
L'impasto a lievitazione terminata si presentera' come una spugna.

Ecco i protagonisti,belli lucidi e verdi,con parecchio olio d'oliva e peperoncino....

Ho iniziato a stendere l'impasto,aiutandomi con un po' di farina,per non farlo attaccare al mattarello.

La "sfoglia"risultera' morbida e compatta,la sugna da' un profumo ed una elasticita' che non otterete usando il burro...

Inizia il momento piu' bello per me:Farcire!!!!ma quanto amo rendere "pieno"!!!!!Ai friarielli ho aggiunto la salsiccia fresca,presa dal mio macellaio di fiducia fatta con carne di maile,finocchietto,pepe e vino.Uso mettere sempre la salsiccia cruda,perche' in cottura lascia tutto il suo profumo e i suoi "Grassi"che rendono il tutto ancora piu' gustoso.Ovviamente chi non vuole delizirsi e provare questA PIACEVOLE sensazione puo' anche mettere la salsiccia riscaldata precedentemente...ma il risultato non sara' lo stesso!!!!!

A differnza delle altre volte ho voluto fare la pizza di friarilli chiusa,giusto per cambiare....

Una foto dall'alto....
Mi soffermo su questa foto,perche' racchiude tutto cio' che ho cercato nel  mio piccolo di spiegarvi...Che peccato che io non possa farvi sentire il profumo che emana,la morbidezza del "Pane",farvi assaporare quell'olio che fuoriesce dai buchini,che cadendo nel piatto alla fine ci si puccia dentro il cordone...e' un piatto Povero,forse pure poco raffinato,e' Napoletano,ma e' veramente,veramente buono!!!!!

E...ehhh!!non aggiungo altro!!!!!

Semplicemente Buon appetito!!!!!!!
         

martedì 12 febbraio 2013

Br...Br..Br... che freddo!!!!!

12 Febbraio 2013:Carnevale!!!!!
E che Carnevale quest'anno,una notizia "bomba" ha fatto passare in secondo piano questa festa...Non so voi,ma io sono tanto incredula dalle "dimissioni"del Papa.All'inizio credevo che fosse uno scherzo di cattivo gusto,visto i giorni vicino al Carnevale,ma ora che ormai la notizia e' stata confermata,non so proprio che dire...E' vero che per tutti noi,nulla cambiera',ma il detto :"morto un Papa se ne fa un altro",non sara' piu' valido...bisognera' trovarne un altro...
Basta con la critica,voglio passare alla mia cucina,dove trovo sempre piu' certezze e soprattutto dove riesco a concretizzzare i miei pensieri...Quest'anno ho fatto una miriade di chiacchiere,ma non le pubblico perche' gia' l'ho fatto anni addietro,pero' vi mostrero' un dolce che ho travestito da carnevale...
Antonietta quest'anno e' stata invitata ad una festa in maschera,la sua prima vera festa in maschera e non poteva mancare un dolce d'eccezione...
Ho preparato uno ciambellone e l'ho rivestito a festa....
  
Ecco il mega,soffice ciambellone...

Quasi tutti gli utensili per la pasta di zucchero

E poi lui...Nevino...il pupazzino...di neve ovviamente,mascherato pure lui per l'occasione....

Ma che cos'e' un papazzino senza la sua dolce meta'????Allora abbiamo pensato di fare una pupazzina...Nevina...che accompagna il suo compagno al gran ballo!!!!

Per mantenere il nasino a carotina di Nevino ho usato uno stuzzicadente...il risultato e' stato meraviglioso.

Ho aggiunto le braccine...

Ho rivestito il tutto con pasta di zucchero bianco e ho fatto tanti coriandoli,ho adagiato i due "piccioncini"sul gran Monte innevato e pronti per la festa,ma manca ancora qualcosa....

Ma certo...la mia super,mega colorata,"Hawaiana"....Il vestitino l'abbiamo realizzato insieme...pure la collana ed il fermaglio...

Foto ricordo...


   Buon carnevale....a tutti voi....La mascherina l'ho fatta io con le mie bambine.....

domenica 27 gennaio 2013

Non Dimentichiamo...


Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando e distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti sottili modi la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine.(Primo Levi).
Pochi righi,per non dimenticare,per provare un senso di vergogna e ricordarci quanto L'UOMO possa essere crudele....soprattutto perche' tutto cio' non si ripeta mai...mai...piu'!!!

mercoledì 16 gennaio 2013

Tris....di pasta fresca..Gennaro Quaranta:Maccheronata

La produzione della pasta risale alla fine del XVI quando comparirono i primi pastifici a conduzione familiare. Fino al XVII secolo era un alimento poco diffuso ma, a seguito della CARESTIA che colpì il Regno di Napoli divenne un alimento fondamentale grazie alle sue qualità nutritive e per l'invenzione che consentiva di produrre pasta, detta" oro bianco" a basso costo pressando l'impasto attraverso le trafile. I terreni ideali per consentire la produzione furono Gragnano e Napoli grazie ai loro microclima composti da 
vento , sole e giusta umidita'. Proprio gli abitanti del
Regno di Napoli furono i primi a dare delle svolte importanti alla produzione di pasta, e nel 1861 all'apice della produzione della pasta c'erano gli stabilimenti di Gragnano. I gragnanesi, in quel periodo, furono i maggiori importatori di pasta nel mondo in particolare nella vendita de iMccheroni. Grazie alla sua leggendaria tradizione, Gragnano divenne la patria della pasta celebrata da scrittori, storici e poeti. Uno dei tanti artisti che celebrarono le doti e le qualità degustative della pasta di Gragnano fu il poeta Gennaro Quaranta il quale compose Maccheronata una poesia in risposta al pessimismo del poeta recanatese Giacomo leopardi. La poesia integrale diceva così:

« E tu fosti infelice e malaticcio, o sublime Cantor di Recanati,
che bestemmiando la Natura e i Fati, frugavi dentro te con raccapriccio.
Oh mai non rise quel tuo labbro arsiccio, né gli occhi tuoi lucenti ed incavati,
perché... non adoravi i maltagliati, le frittatine all'uovo ed il pasticcio!
Ma se tu avessi amato i Maccheroni più de' libri, che fanno l'umor negro,
non avresti patito aspri malanni... E vivendo tra i pingui bontemponi
giunto saresti, rubicondo e allegro, forse fino ai novanta od ai cent'anni... »


E da buona Napoletana,sulla mia tavola non puo' mancare la pasta fatta in casa...Amo la pasta perche' credo che sia il Cibo per antonomasia,sazia,da piacere,mette buon'umore,e' un piatto completo a livello nutrizionale,riscalda i freddi inverni,ristora le calde estate....fritta,al forno,timballo,farcita,lunga corta,all'uovo,integrale,gialla,rossa,verde....E' sempre gradita....Per anni e' stata musa ispiratrice di parecchi poeti,tranne forse per Giacomo Leopardi,si dice che pur vivendo a Napoli non l'abbia mai assaggiata:il Leopardi non amava gli intellettuali napoletani e neanche la gente.Non sopportvava la poetica napoletana,perche' era troppo romantica e spesso marcata da un gran senso cattolico ;la gente perche' ignoravano il sentimento delle tristezza e del pessimismo....in parole povere per lui erano troppo allegri!!!!!!!
Ammetto che (per motivi di dieta)io personalmente non la mangio tutti i giorni,ma la Domenica,proprio non me la lascio scappare e allora pasta....ovviamente fresca!!!!!
Le mie bambine si divertono tanto ,amano usare la farina al di sopra di tutto,infatti non usano mai utensili,ma direttamente le mani...Vi scrivo una ricetta semplicissima da fare,e' una pasta all'uovo fresca:
500g di farina rimacinata
4 uova intere
20g di sale
un po' di acqua tiepida
1 cucchiaio abbondante di olio di oliva
Unire tutti gli ingredienti,formando un panetto omogeneo e compatto.Io uso la mcchina della pasta fresca per fare le sfoglie,ma si possono fare benissimo pure con un mattarello,la pasta' si stende subito....
Mi mancano un po' di foto,quindi postero' gia' la pasta fatta,pronta per essere essiccata....Metto ad asciugare la pasta su un a mazza di legno....difronte al Vesuvio,a sinistra il golfo di Castellammare e a Destra i monti lattari....nella foto non si vede nulla ma credetemi e' cosi'....la posizione geografica e' importante per l'essiccaura di una pasta....        
Eccole qua le tagliatelle....notate che bel colore,sembrano tanti raggi di sole...

Per me non e' domenica ,se non preparavo pure la pasta farcita....ed ecco i miei ravioloni con ricotta,pecorino e noce moscata.La sfoglia e' la stessa della tagliatella solo tirata di piu'.

Ogni pasta per diventare Signora pasta,ha bisogno di un vestito,di un qualcosa che la avvolga e la renda importante....semplicemente saporita!Quindi ,visto per il periodo ho pensato di adattare alle mie taglaitelle,un ragu',bianco ,di funghi porcini...Ho soffritto leggermente un cipollotto,con olio,ho aggiunto i funghi e ho lasciato cuocere a fuoco basso.Ho bagnato il tutto con vino bianco secco e ho lasciato evaporare...Alla fine ho aggiunto due cucchiai di panna e prezzemolo.

Nel piatto della Mia Domenica ci deve stare anche del rosso...ed ecco un sughetto,semplice e veloce...da poter condire sia parte delle tagliatelle che i miei ravioloni....

Ed ecco il mio tris:ravioloni con pomodoro,spolverizzati con formaggio pecorino fresco,taglaitelle con il pomodoro,accompagnati da una ciliegina bufalina e le tagliatelle ai funghi porcini.....Buon appetito....ops...il tutto annaffiato dal Gragnano....buone bollicine a tutti!!!!!!!